Quello in corso — il 2022 — è l’anno della cultura organizzativa
L’inizio del 2022 — quando tutto sembrava percorrere la strada del “ritorno alla (quasi) normalità” — è stato il momento giusto per riflettere non solo su come le imprese dovessero adattarsi alle più recenti sfide, ma anche sulla loro stessa organizzazione. È stato, inoltre, il momento perfetto per ragionare sul significato che attribuiamo all’espressione “cultura aziendale” e di quanto, nella corsa all’accaparrarsi i migliori talenti, sia diventata un aspetto dominante.
La costruzione di una cultura aziendale inclusiva e attraente, nonostante tutte le difficoltà emerse in questo biennio, è diventata prerogativa aziendale di ogni realtà. La pandemia ha dato modo alla direzione del personale ed al management di relazionarsi con la vita privata dei dipendenti e di comprendere che supportarli in ogni aspetto porti vantaggi anche all’azienda.
Senza un luogo fisico a tenere uniti tutti i dipendenti, la tecnologia ha giocato un ruolo centrale e cruciale nella cultura aziendale. Secondo il Global Culture Report del 2021 dell’azienda informatica O.C. Tanner, infatti, quando gli strumenti tecnologici sono parte integrante dell’identità culturale di un’azienda c’è una probabilità di coinvolgimento dei dipendenti cinque volte maggiore rispetto alla situazione opposta ed una probabilità di logoramento del rapporto con l’organizzazione inferiore del 47%.
La cultura aziendale intesa come l’insieme di valori e di regole scritte e non scritte che determinano il comportamento di un’organizzazione, la sua attitudine a reagire in un determinato modo sia nella quotidianità che in situazioni straordinarie, dunque, ha smesso di essere un concetto astratto ed ha dovuto trovare applicazione concreta nella vita lavorativa di tutti i giorni.
L’insieme dei valori è anche l’insieme di quelle energie positive di cui ci parla Simon Sinek che alimentano l’ecosistema esteso. Messi in pratica tutti i giorni, in tutti i processi aziendali, i valori rendono la cultura aziendale forte e coerente: urly.it/3p1sv
Se allenati e seguiti, questi stessi valori, accrescono il benessere e la produttività dei collaboratori.
A dimostrarlo è anche l’Adp Research Institute che mostra come i lavoratori statunitensi che si sentono fortemente legati al proprio datore di lavoro, hanno una probabilità di 75 volte maggiore di sentirsi coinvolti nell’azienda rispetto a quelli che non percepiscono tale connessione.
La cultura aziendale, inoltre, passa anche per il percorso di crescita delle persone e dello sviluppo dei propri valori. Molti lavoratori desiderano ampliare le proprie competenze, anche alla luce del fatto che — dimostra Forbes — sempre più team, negli ultimi 15 mesi, hanno assunto ruoli nuovi o hanno modificato quelli esistenti. Senza opportunità di avanzamento, i dipendenti rischiano di sentirsi frustrati e rallentati.
Riscoprire e partire dai propri valori individuali, invece, farli emergere e tradurli in comportamenti significa dare un contributo reale alla cultura aziendale. Gli stessi valori sono la base della cultura aziendale che definisce la forza della struttura stessa e spesso ne determina i profitti.
Viene spontaneo chiedersi, a questo punto, “La cultura aziendale determina anche i risultati di business?” La risposta è molto semplice: SI! e lo dimostrano gli studi condotti da:
- Ernst & Young: secondo cui il 55% delle società Ftse 350 (l’indice che comprende le aziende a maggiore capitalizzazione alla Borsa di Londra) ha registrato un aumento del 10% dei profitti operativi, e l’ha fatto grazie al traino dei propri investimenti nella cultura aziendale. Il 92% dei membri dei loro consigli di amministrazione, infatti, ha affermato che l’attenzione alla cultura ha migliorato le performance finanziarie.
- Deloitte: La cultura aziendale guida il comportamento delle persone, l’innovazione e il servizio clienti: l’82% degli intervistati la considera come “un potenziale vantaggio competitivo”.
- PwC: l’84% dei leader crede che la cultura sia fondamentale per il successo della propria organizzazione. Il 60% la reputa addirittura prioritaria rispetto alla strategia e al modello operativo.
La cultura aziendale, dunque, non è UN elemento bensì L’elemento chiave del successo imprenditoriale. Un’azienda può avere la migliore strategia ma, se non ha la cultura giusta per eseguirla, non avrà successo e non sarà in grado di raggiungere i suoi obiettivi. Una buona cultura si adatta ai cambiamenti dell’ambiente aziendale e li anticipa ed è sempre pronta a cambiare le regole del gioco prima di essere essa stessa travolta dai cambiamenti.
Alla fine il detto “la cultura (aziendale) mangia strategia per colazione” non è mai stato sbagliato!