Quanto guadagna davvero la tua azienda su ogni euro che fattura?
In molte aziende non è una domanda a cui si sa rispondere con precisione, anche quando fatturato e ordini crescono. È una sensazione che conosciamo bene, perché è quella con cui iniziano spesso le conversazioni con chi guida una piccola o media impresa: si lavora di più, ma a fine anno si guadagna più o meno lo stesso, e nessuno sa indicare con certezza dove sia finito quel margine.
Perché i margini calano: gli sprechi nascosti che nessuno conta
Il margine non sparisce mai in un colpo solo. Si consuma un pezzo alla volta, in modi che quasi mai finiscono in un report: il lavoro rifatto perché la prima volta non è uscito bene, gli scarti che si buttano senza che nessuno li conti davvero, le ore passate ad aspettare un materiale, un’informazione o una macchina libera, i tempi di attrezzaggio che si stimano sempre un po’ più bassi di quanto poi servano davvero.
I costi più comuni che si nascondono nel margine:
- Lavoro rifatto quando la prima volta non è uscito bene
- Scarti che si buttano senza che nessuno li conti davvero
- Ore di attesa per un materiale, un’informazione o una macchina libera
- Tempi di attrezzaggio sottostimati rispetto a quanto servono davvero
Preso singolarmente, ognuno di questi episodi sembra piccolo, quasi ininfluente. Sommato su un anno intero, su decine di commesse e su più reparti, diventa la differenza tra un’azienda che cresce in fatturato e basta e una che cresce anche in guadagno. In gergo si parla di sprechi nascosti e di costo della non qualità, ma il nome conta meno del fatto che questi costi restano invisibili finché nessuno li misura. E proprio perché restano invisibili non si possono affrontare.
Quel margine recuperato, tra l’altro, è liquidità concreta che torna disponibile per fare altro: investire in una macchina o avere un po’ più di respiro quando un mese va peggio del previsto. Vale la pena guardarci, anche solo per questo.
Un margine che si vede solo quando qualcuno lo va a cercare
C’è una ragione precisa per cui questi costi restano nascosti così a lungo: in azienda si misura quello che si vende, quello che si produce, quello che si spende in materiali e in stipendi, ma quasi mai si misura il tempo che il lavoro impiega a passare da una fase all’altra o quanto spesso una cosa si deve rifare. Più che una responsabilità di qualcuno in particolare, è un tipo di misura che nella gestione quotidiana non è mai stato messo a sistema.
Il risultato è che chi guida l’azienda percepisce il problema, spesso con grande lucidità, ma non riesce a metterci sopra un numero. Così facendo, un problema resta solo un’impressione: se ne può discutere in una riunione, ci si può anche promettere di sistemarlo, ma è difficile costruirci sopra una decisione, perché non si sa quanto valga davvero risolverlo. È la stessa differenza che passa tra sapere che si sta perdendo qualcosa e sapere esattamente cosa e quanto.
Il tema riguarda tanto la produzione quanto i servizi. Nei servizi il margine si perde in modo ancora meno visibile, perché non c’è uno scarto fisico da guardare: si perde in pratiche che si rifanno e in informazioni che vanno richieste due volte, oppure nel tempo che un collaboratore passa a rincorrere qualcosa che avrebbe dovuto arrivare già pronto. Il meccanismo che lo consuma è lo stesso, cambia solo la forma in cui si presenta.
Quello che succede quando quei costi tornano a vedersi
Quando entriamo in un’azienda per un progetto di miglioramento, una delle prime cose che facciamo è mettere dei numeri su cose che fino a quel momento erano solo percezioni. Non è un problema di quanto si lavora, è di dove si perde quello che si è già guadagnato lavorando.
Succede spesso, per esempio, di trovare la stessa lavorazione fatta in modi diversi da persone diverse, con tempi che si allontanano parecchio da un operatore all’altro e con percentuali di scarto che raccontano storie molto differenti pur partendo dallo stesso materiale e dallo stesso impianto.
È capitato, tra le aziende con cui abbiamo lavorato, con una realtà che lavora tubi in pressa: cinque persone, cinque modi di fare la stessa operazione e un margine che se ne andava un pezzo alla volta senza che nessuno riuscisse a indicare dove esattamente. Una volta misurato, quel margine è tornato visibile ed è diventato qualcosa su cui si poteva intervenire con metodo, invece che a intuito. La macchina era la stessa, le persone pure: quello che è cambiato è che, per la prima volta, qualcuno aveva messo a confronto i numeri invece di limitarsi a un’impressione condivisa in corridoio.
È lo stesso meccanismo che ritroviamo quando riprogettiamo il flusso da un ordine alla fattura e scopriamo dove il tempo si perde tra un passaggio e l’altro, quando rivediamo un layout perché i materiali non seguono il percorso più corto e finiscono per attraversare il capannone più volte del necessario, o quando aiutiamo un’azienda a ridurre gli scarti in produzione mettendo a fuoco esattamente in quale fase nascono.
Il filo comune, più che la singola tecnica usata di volta in volta, è il passaggio dalla percezione alla traduzione in un numero reale, che è possibile valutare e contestualizzare in modo oggettivo.

Come lavoriamo insieme a chi vuole vederci chiaro
Non entriamo in un’azienda per spiegare come si dovrebbe lavorare: quel mestiere lo conosce già chi lo fa ogni giorno, meglio di chiunque altro arrivi da fuori. Il nostro ruolo assomiglia più a quello di un allenatore di tennis: non gioca al posto tuo, ma sta a bordo campo, osserva dove il colpo si perde e costruisce con te un metodo tarato sui tuoi obiettivi.
Il punto di ingresso in questo percorso è MUDAGAME® Experience, il nostro workshop di una giornata, pensato apposta per far emergere in fretta dove si nasconde il costo del modo di lavorare attuale, dai passaggi che si ripetono al tempo che scorre senza che nessuno se ne accorga. È un momento concentrato, pensato per un piccolo gruppo, in cui si lavora su casi veri dell’azienda e non su esempi teorici e in cui spesso emerge già una prima indicazione di dove valga la pena guardare più a fondo.
Da lì, quando ha senso, nascono i progetti di miglioramento che ci danno le soddisfazioni più grandi, quelli in cui restiamo in azienda per mesi, fianco a fianco con le persone che ci lavorano ogni giorno. È una decisione che si valuta come qualunque altra scelta aziendale importante: quanto costa e in quanto tempo rientra, con un ritorno che si può stimare già prima di partire, spesso in più scenari a seconda di quanto in profondità si decide di intervenire.
Chi guarda i margini della propria azienda, prima o poi arriva a questa domanda: quanto di quel margine mancante è già dentro l’azienda, solo che ancora nessuno l’ha misurato?
È proprio il tipo di domanda a cui è pensato per rispondere MUDAGAME® Experience: non un corso, ma il momento in cui il costo del modo di lavorare attuale si vede e si quantifica, con la stessa logica di ritorno sull’investimento con cui si valuta qualunque altra scelta aziendale. Tu, quel margine, riesci già a indicare dove si nasconde?